«Για πρώτη φορά, φέτος, ο Ιταλός πρέσβης συμμετέχει στις ελληνικές τελετές μνήμης»

Posted: 25 Οκτωβρίου 2008 by ΕΝΩΤΙΚΗ ΑΡΙΣΤΕΡΑ in
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Ιταλία - Η «Κορριέρε Ντέλλα Σέρα» και το ΟΧΙ της 28ης Οκτωβρίου: «για πρώτη φορά, φέτος, ο Ιταλός πρέσβης συμμετέχει στις ελληνικές τελετές μνήμης»

Διεξοδική αναφορά στην επέτειο του ελληνικού ΟΧΙ και την εισβολή των στρατευμάτων του Μουσσολίνο, έκανε ο αναλυτής της «Κορριέτε Ντέλλα Σέρα», Αντόνιο Φερράρι, σε σχόλιό του από την Αθήνα, όπου βρέθηκε χθες.«Σε λίγες ημέρες, πρόκειται να σπάσει ένα ταμπού και να λυθεί μια σημαντική παρεξήγηση», γράφει ο Φερράρι, και εξηγεί: Στην εξέδρα της Θεσσαλονίκης, τη γεμάτη σημαίες για τη στρατιωτική παρέλαση της εθνικής γιορτής του ΟΧΙ, που η Ελλάδα αντέταξε στο τελεσίγραφο του Μουσσολίνι, δίπλα στον πρόεδρο της Ελληνικής Δημοκρατίας θα βρίσκεται ο Ιταλός πρέσβης Τζαμπάολο Σκαράντε.Είναι η πρώτη φορά, που συμβαίνει κάτι τέτοιο και συνεπώς, είναι κατανοητό να έχει δημιουργηθεί μεγάλη προσμονή».Η «Κορριέρε» τονίζει ότι με τον τρόπο αυτό, ύστερα από 68 χρόνια, θα μπει τέλος σε μια «κατά φαντασίαν κρίση», για την οποία, όμως, δεν ευθύνεται η Ελλάδα, αλλά το γεγονός ότι «πολλοί, στην Ιταλία, από φόβο ή από ραθυμία, προτιμούσαν να μη βλέπουν και να μη γνωρίζουν».Όπως αναφέρει ο Φερράρι, το ταμπού «έσπασε» με τον Ιταλό πρέσβη Τζαμπάολο Καβαράι, ο οποίος το 2006, οργάνωσε στην Παλιά Βουλή της Αθήνας, συζήτηση με θέμα «Πώς εκλαμβάνεται σήμερα η επέτειος της 28ης Οκτωβρίου».Η εφημερίδα του Μιλάνου υπενθυμίζει, μεταξύ άλλων, ότι ο Ιταλός υπουργός «λαϊκού πολιτισμού», Παβολίνι, δυο ημέρες πριν το φασιστικό τελεσίγραφο, είχε στείλει στην Αθήνα το θίασο της Όπερας της Ρώμης για να παρουσιάσει την «Μαντάμ Μπάτερφλαϊ», του Τζάκομο Πουτσίνι.Τη βραδιά της δεξίωσης στην ιταλική πρεσβεία, έφτασε το ελληνικό ΟΧΙ.«Για το λόγο αυτό, η ημέρα του ΟΧΙ ήταν και θα παραμείνει η μαρτυρία της εξέγερσης εναντίον μιας αδικίας.Και η Ιταλία, θα έπρεπε να είναι ευγνώμων για αυτό το ΟΧΙ.Διότι, όπως έγραψε ο πρέσβης Γκράτσι στα απομνημονεύματά του, η άρνησή αυτή στο φασισμό, σήμανε την αρχή του τέλους του», καταλήγει ο Φερράρι.


Το κείμενο του Ferrari όπως το βρήκα στην corriere de la serra

Elzeviro. L' Italia alla parata del 28 ottobre
QUELL' «OHI!» GRECO IL TABÙ INFRANTO
Atene si oppose nel 1940 all' ultimatum di Benito Mussolini
Tra pochi giorni, il 28 ottobre, un tabù verrà infranto e un ingombrante equivoco si chiarirà, forse per sempre. Sul palco di Salonicco, imbandierata per la parata militare della festa nazionale dell' «Ohi!», cioè il sonoro «No» che la Grecia oppose nel 1940 all' ultimatum di Mussolini, che aveva deciso di invaderla, accanto al presidente della Repubblica ellenica Karolos Papoulias vi sarà infatti l' ambasciatore d' Italia ad Atene Gianpaolo Scarante. È la prima volta: comprensibile una certa trepidazione. Sessantotto anni dopo, quindi, vinte inspiegabili incomprensioni e inutili sospetti, due Paesi che in passato si trovarono in guerra nonostante il comune sentire dei due popoli, metteranno la parola fine ad una crisi immaginaria, nutrita dai sensi di colpa. Non certo da parte greca, perché Atene ha sempre distinto le responsabilità del governo fascista dall' incolpevolezza degli italiani; ma da parte nostra, perché troppi, per pigrizia o pavidità, avevano scelto di non vedere e di non sapere. La giornata dell' «Ohi!» diventa ora, per tutti, semplicemente una festa dell' onore. Non anti-italiana, ma contro l' aggressione, la prevaricazione, l' offesa alla dignità di un popolo fiero. Che - non va dimenticato - avrebbe sconfitto l' Italia, nonostante l' evidente disparità di forze, se i tedeschi di Adolf Hitler non fossero intervenuti. Non vi è mai stato nulla, ma proprio nulla, contro l' Italia democratica, che della Grecia è un partner insostituibile. Nessuno dimentica quanto il nostro Paese fece per aiutare gli oppositori durante gli anni bui della dittatura dei colonnelli. Tuttavia, sono occorsi pazienza e ostinazione per giungere al passo formale di martedì a Salonicco. Basti pensare che, sino a non molto tempo fa, l' ambasciata d' Italia, per la giornata dell' «Ohi!», invitava i connazionali a non uscire di casa, per timore di ritorsioni e violenze. Preoccupazioni risibili. Però ci voleva molto coraggio per infrangere il tabù. A infrangerlo è stato l' ambasciatore Gian Paolo Cavarai, predecessore di Scarante, che il 19 gennaio 2006, malgrado le perplessità del suo ministero, organizzò nel vecchio Parlamento di Atene una serata per dibattere il tema: «La percezione oggi della ricorrenza del 28 ottobre». Con l' intervento di storici e intellettuali dei due Paesi. Chi si attendeva irritazione e fastidio, o immaginava una sala deserta, è stato smentito. Emiciclo completo, domande vibranti, appassionate testimonianze del passato. Adesso l' ambasciatore Scarante completa l' opera di Cavarai, accettando l' invito a partecipare alla parata. Storia da rileggere o da scoprire quella della sventurata guerra di Mussolini alla Grecia. Un cappellano degli alpini della Julia, convinto patriota, annotò nel diario dal fronte greco: «Il nemico non è come ce lo avevano descritto. Incontriamo manifestazioni di generosità, persino di simpatia». Quella simpatia che aveva convinto l' allora ambasciatore d' Italia Emanuele Grazzi a sottostimare le intenzioni di Galeazzo Ciano, riferitegli dall' inviato del «Corriere» ad Atene, Curzio Malaparte: «Nei suoi telespressi può scrivere quello che vuole, tanto lui la guerra la farà lo stesso». Eppure, l' incolpevole Grazzi qualche motivo di ottimismo lo coltivava. Due giorni prima della data fatidica, il ministro della Cultura popolare Pavolini aveva mandato ad Atene la troupe del teatro dell' Opera di Roma, guidata dal figlio di Puccini, per presentare la «Madama Butterfly». Non solo. In segno di amicizia, aveva inviato al primo ministro Metaxas un prezioso dono: una copia della «Divina Commedia», con copertina di cuoio e borchie di ottone, che si trova ancora nella casa del dittatore. Nella notte fatidica, mentre l' ambasciatore riceveva gli ospiti in residenza per una festa in onore di Puccini, con sorrisi rassicuranti e le torte punteggiate dalle bandierine italiana e greca, dalla sala-cifra gli giungeva l' ordine di presentarsi a casa del primo ministro, alle 3 di notte, con l' ultimatum: in sostanza, resa o guerra. Quel «No» fermo di Metaxas, che per ironia della sorte era un ammiratore di Mussolini, non verrà dimenticato. Per questo motivo la giornata dell' «Ohi!» era, e resterà, testimonianza della rivolta contro un sopruso. Anche l' Italia dovrebbe essere grata per quel «No». Che ha rappresentato per il fascismo, ha scritto l' ambasciatore Grazzi nel suo libro di memorie, «il principio della fine».
Ferrari Antonio

1 σχόλια:

  1. Εδώ φίλε μου συμμετείχαν οι Υπουργοί Άμυνας της Αλβανίας(που είχε δική της Μεραρχία κατά την επίθεση στην Ελλάδα) αλλά και της Τουρκίας(που συνεχίζει να παραβιάζει τον εναέριο μας χώρο και να έχει διεκδικήσεις επί Ελληνικών εδαφών).
    Τουλάχιστον οι Ιταλοί είχαν την τσίπα να μας απολογηθούν για την περίοδο εκείνοι. Οι Αλβανοί και Τούρκοι;